Un'indagine condotta tra studenti di scuole medie e superiori delle province di Napoli e Caserta — lo stesso territorio in cui opera il Sistema D.E.A. — ha acceso i riflettori su un disagio diffuso tra gli adolescenti: baby gang, bullismo, cyberbullismo e sexting emergono come fenomeni sempre più presenti nella quotidianità scolastica. A livello nazionale, i dati del Viminale segnalano che le denunce a carico di minori sono aumentate del 30% dal 2019 al 2024, e circa un arrestato su quattro per rapina in Italia ha meno di 18 anni.

Numeri simili emergono da altre fonti: circa un minorenne su quattro ha preso parte a una rissa, e diversi esperti concordano su un punto importante — dietro la violenza giovanile non ci sono quasi mai bande criminali strutturate, ma gruppi fluidi, spesso legati a fragilità personale, ricerca di appartenenza e disagio adolescenziale più che a un progetto criminale organizzato.

Perché "insegnare a menare le mani" non è la risposta

Un errore comune è pensare che la soluzione al bullismo sia rendere un ragazzo "più duro" degli altri. Il Sistema D.E.A. parte da un presupposto diverso: la vera protezione di un adolescente non sta nella capacità di vincere uno scontro fisico, ma nella capacità di non doverci arrivare — e, se necessario, di gestirlo senza subirlo né emularlo.

Awareness: riconoscere la dinamica prima che diventi violenza

Il bullismo raramente esplode all'improvviso: ha una fase di escalation fatta di prese in giro, esclusione, provocazioni verbali. Insegnare a un adolescente a riconoscere questa dinamica — sia che la subisca, sia che vi assista come spettatore — permette di intervenire prima che degeneri in aggressione fisica o in un episodio di gruppo.

Empowerment: dalla vulnerabilità all'autostima

Il modulo Antibullismo e Social Empowerment del Sistema D.E.A. lavora proprio su questo: trasformare la vulnerabilità — reale o percepita — in un punto di partenza per costruire autostima. Attraverso un allenamento che sviluppa autocontrollo e gestione dello stress, ragazzi e ragazze imparano ad abitare gli spazi sociali (la scuola, il gruppo, il quartiere) con più sicurezza, disinnescando situazioni critiche prima che si trasformino in episodi di violenza subita o, all'opposto, in comportamenti aggressivi verso altri.

Defence: uno strumento, non un'abitudine

Le tecniche di difesa personale restano nel programma D.E.A. anche per gli adolescenti, ma come ultima risorsa, non come primo riflesso: strumenti da usare solo quando la situazione lo richiede davvero, mai come modo abituale di affermarsi rispetto ai coetanei. È una distinzione che il metodo tiene volutamente netta, per non trasformare l'autodifesa in una scusa per la sopraffazione.

Un adolescente sicuro di sé raramente ha bisogno di dimostrarlo con la violenza — e raramente ne diventa vittima silenziosa.

Segnali a cui prestare attenzione

  • Cali improvvisi di autostima o rifiuto di frequentare luoghi prima abituali (scuola, gruppo di amici, centro commerciale)
  • Coinvolgimento, anche solo come spettatore, in episodi di gruppo con dinamiche di prevaricazione
  • Difficoltà a gestire provocazioni verbali senza reagire in modo sproporzionato
  • Ricerca di appartenenza attraverso gruppi che normalizzano comportamenti aggressivi

Il Sistema D.E.A. propone percorsi dedicati ad adolescenti nelle sedi di Napoli e provincia, con un metodo pensato per costruire sicurezza personale senza normalizzare la violenza come soluzione.

Fonti consultate

  • Indagine su baby gang, bullismo e sexting tra studenti delle province di Napoli e Caserta, 2026
  • Ministero dell'Interno, dati sulle denunce a carico di minori 2019-2024
  • Osservatorio Transcrime — Università Cattolica, rapporto su violenza giovanile e gang
  • Eurispes, indagine annuale sulla popolazione italiana, percezione del fenomeno "baby gang"